Luca Sebastiani

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Giornalista | Esteri e politica Choose your future, choose the life

I volenterosi non hanno parlato di truppe in Ucraina, come ha detto Meloni. D’altronde né Varsavia né Berlino hanno dato ok all’invio di soldati. Macron, Starmer e co. hanno sentito Trump sui colloqui di Istanbul. Chi non c’era non poteva saperlo, in effetti. Su Domani.

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Sul giornale di domenica ho raccontato del vertice storico di San Pietro tra Zelensky e Trump. Su quello di oggi ho cercato di unire i primi punti che sono emersi, tra il ruolo della Santa Sede, la postura americana e la pressione nei confronti della Russia. Sempre su Domani.

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Donald #Trump è alla ricerca di qualche risultato sui tanti fronti aperti: dall’Ucraina alla guerra commerciale dei dazi, passando per l’Iran. Deve dimostrare la validità delle sue strategie, nonostante i vari dietrofront e le poche soluzioni trovate al momento. Ne ho scritto su Domani.

Dazi, Ucraina e dialogo con l’Iran: per Trump troppi fronti e poco tempo

Il presidente ha bisogno di risultati da mostrare alla sua base elettorale. Ma il tempo scarseggia. Intanto esenta smartphone e computer dalle tariffe. E il suo inviato vuole «spartire» l’Ucraina

editorialedomani.it

Quindi finisce la telefonata tra #Trump e #Putin, Casa Bianca e Cremlino dicono che è stato trovato un accordo per lo stop ai bombardamenti sulle infr. energetiche, ma dopo un’ora Mosca bombarda l’#Ucraina e colpisce la rete elettrica della città di Slovyansk. Tutto ok, giusto?

Che l’ #Artico possa diventare in futuro teatro di tensioni è ormai accertato. A pensarlo, oltre le grandi potenze, sono tutti i paesi europei che in qualche modo vi si affacciano: Danimarca (con #Groenlandia e Isole Faroe), Finlandia, Svezia, Norvegia, ma anche Regno Unito. Ne ho scritto qui 👇

Il fronte nord e la minaccia russa: così gli scandinavi si muovono a difesa dell’Artico

I paesi che geograficamente vi si affacciano, dalla Danimarca alla Norvegia fino al Regno Unito, negli ultimi mesi hanno aumentato la loro attenzione sull’Artico in chiave militare. E hanno varato Pla...

editorialedomani.it

Non è un periodo semplice per il ministro #Tajani. A parole si dice a favore dell'esercito europeo, poi in Senato Forza Italia vota contro. E una commissione ha votato all'unanimità per impegnare il governo a fare chiarezza sui casi Paciolla e Attanasio. Oggi su Domani.

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Sui soldati in #Ucraina e sull’esercito europeo la maggioranza è divisa tra il silenzio di Meloni, lo sfogo di Crosetto, le arringhe di Salvini e le aperture di Tajani. Ed è difficile capire la linea del governo italiano. Ne ho scritto su Domani.

Soldati in Ucraina e difesa comune, maggioranza spaccata: Crosetto dice no, Forza Italia sì

Il tema dell’impiego di un contingente italiano divide il governo. Salvini su von der Leyen: «Se l’esercito lo guida lei dura 20 minuti»

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Su Domani ho scritto del protagonismo di #Starmer. Non sarà Churchill, ma il leader britannico ha fatto avanzare, almeno a parole, Londra come leader della difesa del continente. Una “sfida generazionale”, l’ha definita. Ma i dubbi sulle capacità dell’esercito inglese rimangono.

Soldati in Ucraina, la sfida “generazionale” di Starmer per rilanciare il ruolo del Regno Unito

Il premier laburista ne fa «una questione esistenziale per l’intera Europa», oltre che fondamentale per la sicurezza nazionale, tanto da considerare l’Ucraina come la «prima linea del Regno Unito». Ma...

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Il recente sondaggio che mostra Reform di Nigel #Farage primo partito nel Regno Unito ha sorpreso molti. Ma come è possibile che il brexiteer britannico più famoso è riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda della politica? Lo provo a spiegare su Domani.

Come si spiega il successo di Nigel Farage, che ora punta a diventare premier inglese

Un sorprendente sondaggio di YouGov ha rivelato che il suo partito di estrema destra Reform è diventata la prima forza nel paese con il 25 per cento, un punto sopra ai laburisti (scesi al 24 per cento...

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Il Parlamento Ue ha approvato (400 sì, 63 no, 81 astenuti) una risoluzione in cui rifiuta di riconoscere le autorità di Sogno Georgiano a seguito delle contestate elezioni di ottobre e chiede un nuovo voto. Intanto, Orban incontra il premier della #Georgia Kobakhidze a Dubai.

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